In tutte le civiltà, anche in quelle
ancora senza scrittura, molti, illustri e oscuri, provano il bisogno
di esprimersi in versi, e vi soggiacciono: secernono quindi materia
poetica, indirizzata a se stessi, al loro prossimo o all'universo,
robusta o esangue, eterna o effimera. La poesia è nata
certamente prima della prosa. Chi non ha mai scritto
versi?
Uomo sono. Anch'io, ad intervalli, <<ad
ora incerta>>, ho ceduto alla spinta: a quanto pare, è
inscritta nel nostro patrimonio genetico. In alcuni momenti, la
poesia mi è sembrata più idonea della prosa per
trasmettere un'idea o un'immagine. Non so dire perché, e non
me ne sono mai preoccupato: conosco male le teorie della poetica,
leggo poca poesia altrui, non credo alla sacertà dell'arte, e
neppure credo che questi miei versi siano eccellenti. Posso solo
assicurare l'eventuale lettore che in rari istinti (in media, non
più di una volta all'anno) singoli stimoli hanno assunto
naturaliter una certa forma, che la mia metà razionale
continua a considerare innaturale.
[1984]
P.L.
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poem: "Agli amici"